Miti Birrari: La Birra Doppio Malto
Direi di inaugurare la sezione sulle “leggende metropolitane” riguardanti la birra con questa mitologica definizione di “birra doppio malto“. Volevo partire da qui solo perchè credo che sia l’errore più diffuso e rappresentativo della scarsa informazione riguardo la nostra bevanda preferita, almeno in Italia.
Partiamo da un concetto chiave :
“DOPPIO MALTO” è una definizione tutta Italiana e per niente “ufficiale”. Non definisce una tipologia, uno stile o una famiglia di birre. Inoltre, non ci sono “due malti” o “doppia concentrazione di malti” nella birra.
Ma approfondiamo.
Questa definizione deriva dalla divisione imposta dalla legge italiana che regola la vendita di birra sul suolo nazionale. La suddivisione di questi prodotti avviene in base al contenuto di zuccheri nel mosto ( grado Plato ) . Il concetto è che quando la birra sarà pronta, ad una maggior concentrazione di zuccheri iniziali corrisponderà un maggior grado alcolico finale. E più alcol c’è, più la birra viene tassata.
Più precisamente la suddivisione è questa:
Art. 2 (Così sostituito da D.P.R. 30.6.98 n. 272)
La denominazione “birra analcolica” è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 3 e non superiore a 8 e con titolo alcolometrico volumico non superiore a 1,2%.
La denominazione “birra leggera” o “birra light” è riservata al prodotto con grado Plato non inferiore a 5 e non superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 1,2% e non superiore a 3,5%.
La denominazione “birra” è riservata al prodotto con grado Plato superiore a 10,5 e con titolo alcolometrico volumico superiore a 3,5%; tale prodotto può essere denominato “birra speciale” se il grado Plato non è inferiore a 12,5 e “birra doppio malto” se il grado Plato non è inferiore a 14,5.
Quando alla birra sono aggiunti frutta, succhi di frutta, aromi, o altri ingredienti alimentari caratterizzanti, la denominazione di vendita è completata con il nome della sostanza caratterizzante
Come avrete capito, è una suddivisione che non tocca assolutamente i metodi di produzione, gli ingredienti utilizzati o altri dati tecnici che possono caratterizzare una birra. Trattandosi inoltre del concentrato di zuccheri nel mosto, non è possibile riconoscere una “doppio malto” a vista (“…le doppio malto sono scure…”) e il grado Plato non ha nemmeno un effetto diretto sul grado alcolico finale.
Possiamo infatti avere due birre che in origine presentano un grado Plato differente e che a fine fermentazione e maturazione hanno lo stesso contenuto alcolico o addirittura, quella con grado Plato più alto potrebbe generare un contenuto alcolico più basso dell’altra.
Insomma, se chiedete una birra doppio malto potrebbe arrivarvi una Lager o una Ale, artigianale o industriale, chiara o scura, limpida o torbida, una Bock o una Marzen, una Porter o una Scottish Ale, una Strong Ale belga o una Moretti.
Praticamnte è come chiedere al banco “mi fa 10 euro di formaggio?”.
Una richiesta vaga…
Informazioni tratte da Mondo Birra -




[...] “en plein” dicendo che “le birre doppio malto sono scure“, favorendo le definizioni di una birra in base al suo grado Plato e legando l’aspetto al contenuto [...]
Ciao mi chiamo pietro vivo a valva(sa) sono un bevitore di birra
ho assaggiato la vostra birra è ottima,non avevo mai provato una birra cosi’ dal gusto secco .
Ciao mi chiamo pietro vivo a valva(sa) sono un bevitore di birra
ho assaggiato la vostra birra è ottima,non avevo mai provato una birra cosi’ dal gusto secco e morbido.
[...] Ding. Strano, suona la campanella neuronale. Non così strano, suvvìa, è vero che ci siamo abituati a bere birre artigianali velate, orgogliose dell’eventuale deposito sul fondo, ma mica tutte. “È una doppio malto” spiega il publican (doppio malto? Uno non può finir di dire che un publican è di fiducia che ecco). [...]
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