Home » Abbinamenti, Artigianali, Assaggi, Comunicazioni e Divagazioni, Cultura Birraria, Italia

Italia Beer Festival 2009 – Le mie Impressioni

22 marzo 2009 14 Commenti

Come probabilmente saprete dal 20 al 23 marzo a Milano le birre artigianali italiane sono le protagoniste assolute, in un evento organizzato dall’ Associazione Degustatori Birra. L’Italia Beer Festival infatti riunisce più di 30 birrifici da tutta la penisola ( e non ) e offrendo anche diversi laboratori tematici crea un evento in cui è possibile davvero fare cultura della birra e permettere agli appassionati di assaggiare prodotti magari difficilmente reperibili.

Mi sono ritagliato una giornata e ci ho fatto un salto, riuscendo anche a partecipare a tre dei laboratori previsti per la giornata di sabato 21. Ho assaggiato qualche birra ( ero in macchina e ho preferito salvaguardare le mia coordinazione mano-occhio :P ), carpito qualche tecnica direttamente dai birrai in diretto contatto con i visitatori e sono uscito soddisfatto, anche se leggermente provato da una giornata in piedi a curiosare in mezzo alla folla.

Ecco un breve resoconto:

Subito all’ingresso del Palalido, dove si è tenuta la manifestazioni, erano presenti i soli due stand dedicati al cibo ( carne alla griglia argentina e panini fatti con ingredienti a loro volta artigianali ) e appesi alle ringhiere che davano sulle scalinate sono stati posizionati dei tabelloni con la spiegazione delle tre grandi famiglie delle birre, suddivise in alta fermentazione, bassa fermentazione e fermentazione spontanea.

Una volta entrato nel vivo dell’azione, come dicevo, ho avuto modo di assaggiare alcune birre, prima fra tutte la Nubia del birrificio Orso Verde, vincitrice al recente 2° Campionato Italiano delle Birre Artigianali nella categoria porter/stout. Nonostante la confusione e la ressa che non regalavano certo il miglior contesto di degustazione, la Nubia ha indiscutibilmente dimostrato il suo valore, morbidissima e piacevolissima con un bilanciamento tra le componenti di caffè e cioccolato davvero notevole.

Mi ha piacevolmente colpito anche la Stoner del birrificio Bruton, fruttata e pannosa, con una pericolosa bevibilità ( mi spiace non aver portato a casa qualche bottiglia degli altri prodotti… sarà per la prossima :P ).

Ho avuto modo di assaggiare anche la Sibilla, saison del birrificio Toccalmatto, una beverina, chiara birra velata che riesce a suggerire le tipiche note speziate ( soprattutto di pepe ) solo attraverso i lieviti senza l’aggiunta di altri “aggiustamenti”.

Le luppolate birre del birrificio Bauscia ( di proprietà del presidente dell’associazione, mi sembra ), la BIA prodotta dal Birrificio del Ducato ( progetto partito per andare incontro anche alla grande distribuzione, ma fondamentalmente cercando di fare una birra totalmente italiana compresi i malti ) e tante altre mi fanno pensare che durante il 2009 le IPA e le APA ( grossomodo ) saranno gli stili più diffusi tra i prodotti artigianali italiani. Se qualcuno vuole correggermi è libero di mandarmi campioni a casa :D

Passando ai laboratori, ho avuto modo di assisteree a questi brevi seminari informativi tenuti da Paolo Polli ( presidente ADB ), Franco Re ( docente Università della Birra, famoso esperto del campo ) e il “Cinghio” ( mastro birraio birrificio Toccalmatto ).

Il corso di degustazione birra per neofiti è stato tenuto da Paolo, che ha illustrato alla affolata classe le basi di valutazione di una birra, passando dagli aspetti visivi a quelli olfattivi e poi quelli organilettici. La birra di esempio che avevamo come oggetto della degustazione era la Aldia, bitter del birrificio Bauscia.

Ha spiegato le basi di un corretto servizio della birra, le temperature, i bicchieri più adatti e i metodi di una corretta spillatura.

Oltre a questo ha potuto rispondere a diverse domande dei partecipanti sfatando anche alcuni degli errati miti relativi al mondo brassicolo.

Il corso sulla birra in cucina invece ha visto protagonista, oltre a Paolo, Franco Re, guru della cultura birraria in Italia.

Il corso ha previsto l’assaggio di un piatto esplicitamente creato per essere abbinato ad un certo tipo di birra e valorizzare le rispettive caratteristiche.

Nel nostro caso si è trattato di dei “paggiaschi” di vitello in abbinamento ad un Oude Geuze del birrificio 3 Fonteinen di Beersel.

Questi paggiaschi erano delle specie di “polpette” di fesa di vitello, uova, pan grattato, parmigiano, pepe e noce moscata ( non impressionatevi, era un piatto molto delicato ) e la birra era una oude geuze,  e quindi tradizionale ( anche se le differenze sono molte e meriterebbero in discorso ampio, anche di tipo commerciale ), in breve un blend di lambic di annate diverse ( approfondiremo questo argomento più avanti su Birrophilia ). La birra è stata usata anche nella preparazione del piatto perchè dopo avere rosolato i paggiaschi, la birra versata direttamente in padella ( allontanata dal fornello ) si è “attaccata” alle polpette senza formare un sughetto o una crema, bensì formando un morbido rivestimento. Se non fossimo stati al corrente dell’uso della geuze nel piatto avremmo potuto scambiare quella lieve nota aspra per limone ( o al massimo aceto ), in realtà mangiando la carne si ritrovavano le note fresche date dalla birra, che come era lecito aspettarsi dallo stile era acida e tagliente, con una carbonazione abbastanza elevata ( ma non troppo ) e accompagnava perfettamente i paggiaschi. Sicuramente questa birra non è da suggerire ad un neofita, per la particolarità dello stile e per, appunto, una acidità e un amaro che non sono esattamente sul podio del gusto comune.

Franco Re, durante tutto il laboratorio ha spiegato prima l’abbinamento in esempio per poi parlare di tutto il mondo dell’abbinamento cibo-birra citando anche abbinamenti tradizionali ( fuori dall’Italia ovviamente ), dando le linee guida per l’abbinamento dei cibi in genere e proponendo interessanti esperimenti. Anche a Franco non è mancata l’occasione per demolire credenze fuorvianti, per giungere alla fatidica domanda che ha portato ad una domanda molto approfondita e molto poco banale : “Ma… la pizza con la birra ??” ( :D ).

Il corso sull’ homebrewing tenuto da Cinghio è stato altrettanto interessante, anche se probabilmente era pensato e rivolto ad un pubblico che già aveva le basi e un po’ di esperienza sul farsi la birra in casa. Comunque il mastro birraio ha spiegato i concetti chiave del processo di produzione della birra, spiegando i metodi più diffusi ( partendo dagli estratti già luppolati, il partial mash e l’all grain ), descrivendi le fasi per poter arrivare a qualche litro di buona birra con quello che possiamo avere in casa e poi, aiutato dalle incalzanti domande, queste sì, di un pubblico di partecipanti davvero interessato ed attento ha poi snocciolato anche consigli ben precisi su temperature, ingredienti, step, tempistiche e come trattare le materie al meglio per poterne sfruttare le qualità.

Ovviemente, insieme a chi lavora nel settore in camicia e cravatta c’erano anche i soliti gruppi di persone presenti esplicitamente per bere un sacco di birra. Fortunatamente la maggior parte dei presenti non era di questa categoria e i cori e altre dimostrazioni di ubriachezza collettiva venivano smorzati presto dai presenti.

Insomma è stata la prima volta che partecipavo ad un evento del genere, ma sicuramente si è dimostrata una manifestazione ben organizzata e ben pensata. La possibilità di entrare in contatto diretto con i prodotti artigianali ma anche con i birrai che li hanno pensati, oltre ad un evidente impegno da parte dell’organizzazione e dei relatori, insieme alle divere discussioni tecniche che prendevano piede vicino ai vari stando dimostrano che anche in Italia sta nascendo un sincero interesse verso il prodotto birra e soprattutto verso il raggiungimento di una grande qualità, nelle direzioni più svariate.

Tecniche perfezionate, nuovi metodi, unione di ingredienti e spezie originali dimostrano anche che siamo in Italia, e fare le cose in maniera “classica” non ci sta addosso per molto.

Curiosità : Ed ecco come si presentava invece il vero centro della manifestazione all’apertura, circa 3 ore dopo e infine verso le 19, a dimostrazione di quanto il festival sia stato vivo, senza considerare che nel dopocena pare sia stato ancora più popolato.

Related Posts with Thumbnails

14 Comments »

  • bertinotti said:

    >birra era una oude geuze, quindi una versione più corposa e alcolica
    >di geuze

    ????????

    ma chi ha detto una cosa simile? Un relatore?

  • Luca (author) said:

    Ciao,
    Si, così si sono espressi. Ammetto di non aver specificato che non si tratta della traduzione ( vecchia/antica geuze ), ma corpo e alcolicità erano le principali differenze dalle geuze “regolari”.

    Per me era la prima volta che assaggiavo questo tipo di birra, e ho preso per buono quello che ho sentito :)

    Se non è una informazione corretta, correggimi per favore, così correggo anche il post ;)

  • bertinotti said:

    Complimenti ai relatori!
    Se questo è fare cultura birraria… Ti pregherei di riportare esattamente nomi e cognomi di chi ha detto questo, almeno tutti possiamo capire chi millanta e dice fregnacce…

    Comunque il dato è questo: diversi produttori negli ultimi anni hanno stravolto il concetto originario di geuze realizzando dei beveroni addolciti. Ossia, minima parte di lambic, aggiunte di normali birre e soprattutto di sciropponi dolci alla frutta. Tanto per fare nomi:
    Lindemans
    De Troch Chapeau
    Mort Subite
    Timmermans
    Belle Vue
    Alcuni produttori (in Horal – http://www.horal.be ) hanno poi “spinto” per differenziare il prodotto edulcorato da quello tradizionale, dato che il consumatore non capiva nulla. A quello tradizinoale è stato dato il nome “oud” (antico). Altri nomi:
    3 Fonteinen
    Oud Beersel
    De Cam
    Girardin

    La questione è che alcuni produttori fanno sia il prodotto tradizionale che quello edulcorato; altri (Cantillon) si rifiutano di accettare compromessi e mantengono Gueze per il prodotto tradizionale.

    Di certo c’è che non esiste differenza alcolica tra oud e non oud …

  • Luca (author) said:

    Ti ringrazio della spiegazione, correggo subito.

    Sai non vorrei scatenare un putiferio diplomatico adesso, forse per questioni di tempo ( e di un pubblico mediamente non molto preparato ) è stata data quella definizione ermetica giusto per dare una idea di massima.

    O forse volevano elencare un paio di pregi che proprio le gueze tradizionali potrebbero vantare a differenza dei prodotti “truccati” da te citati.

    Comunque i nomi di chi ha tenuto quei laboratori sono scritti nel post, anche se spero che non si possa “marchiare” un relatore solo in base ad una definizione ( sommaria, ad un certo pubblico, in un contesto di quasi 5 ore di seminari ).

    Cerco di fare da mediatore insomma, non da avvocato del diavolo :)

  • bertinotti said:

    Ma quale putiferio diplomatico? Le baggianate devono essere sempre corrette, soprattutto verso chi si erge a trombetta di propaganda della “cultura birraria”. Il fatto che i relatori abbiano davanti un pubblico poco preparato non li esime dall’essere rigorosi nelle affermazioni, anzi!
    Quella cosa non è una sintesi, nè una interpretazione: è semplicemente una baggianata, come le “doppio malto” et similia.

  • Luca (author) said:

    Speriamo allora che sempre più persone abbiano la possibilità di assaggiare anche stili particoalri come le geuze e magari saper riconoscere le caratteristiche di una birra, senza dover fare affidamento su definizioni “aleatorie” :)

  • Tyrser said:

    Ok vedo che il concetto Oud è stato chiarito.
    L’eerore ci sta, come dici tu, in 5 ore di lavoro, anche solo per stanchezza.
    Ma tu l’hai argomentato troppo bene per pensare che il sovrano avesse preso un semplice lapus.
    Comunque abbiamo risolto.
    Bel report.

  • Luca (author) said:

    Ciao Tyrser. Grazie dell’intervento.

    Beh che dire, ho messo in piedi questo piccolo sito da un paio di settimane e ho già creato un primo punto di attrito. Mica male :D

    Comunque hai ragione, meno male abbiamo chiarito e chiedo scusa se ho espresso i concetti sembrando di parte o alimentando una discussione.

    Ma parliamo d’altro :)
    Benvenuti entrambi su queste pagine!
    Cosa ne dite, vado avanti così ?

    Tyrser, sei finito dritto dritto nel feed reader e nel blogroll ;)

  • caudillo said:

    c’ero anche io a questo lab. Franco Re ha parlato del concetto di “Oude” ma io ho capito una cosa differente…
    Ha detto (non ricordo alla lettera) che oude e’ da intendersi come “tradizionale” in quanto come dicevate giustamente voi adesso esistono prodotti “ammorbiditi” con porcherie.
    Comunque il piatto e l’abbinamento erano interessanti.

  • Luca (author) said:

    Ciao Caudillo,
    Grazie di averci chiarito definitivamente la faccenda.
    La definizione di Oude e la credibilità dei relatori sono salve.

    Evidentemente ho assaggiato troppe birre prima di partecipare alla lezione :D

    Perdonatemi :)

  • prog2501 said:

    Ciao Luca,
    bel report davvero! Purtroppo quest’anno non ho potuto partecipare e leggendo il tuo post la cosa mi spiace ancora di più.

    Ultimamente noto un certo accanimento verso gli errori commessi da chi prova a spiegare qualche cosa. Fare nomi e cognomi mi sembra un po’ esagerato, dai ragazzi, ci può stare un errore ogni tanto (distrazione od altro), non siamo dei medici che hanno nelle mani la vita dei pazienti. E’ sufficiente farlo presente e si corregge subito, anzi, se non fosse capitato questo equivoco io oggi non avrei saputo cos’è una oude geuze. Quindi ringrazio sia chi ha commesso l’errore di definizione e sia chi ha corretto.

  • Luca (author) said:

    Grazie, in effetti inoltrandosi in settori “nuovi” si incontrano molte novità e il rischio di incappare in errori è alto.. ma d’altra parte senza errori e correzioni non sapremmo da che parte è la via giusta :)

    Dando una occhiata a tutti gli eventi “birrari” che stanno nascendo ( compresi quelli minori ), se uno volesse tenerli d’occhio tutti riempirebbe di crocette il calendario…. ci vorrebbero le famose giornate da 36 ore :D

  • Birrophilia » Blog Archive » Si preparano assaggi italiani ( finalmente ) said:

    [...] la visita all’ IBF, più qualcosa che avevo in casa… ho preparato un bell’assortimento di prodotti [...]

  • Di ritorno dall’ IBF 2010, compiaciuto | Birrophilia said:

    [...] mi permetto un paio di considerazioni. Non mi aspettavo nulla di diverso rispetto all’anno precedente e infatti nulla di stravolgente è cambiato. Uniche differenze: meno espositori ( ma credo [...]

Cosa ne pensi ?

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure effettua un trackback dal tuo sito. Puoi anche abbonarti a questi commenti via RSS.

Sii educato. Non dilungarti. Stai in tema. Niente spam.

Puoi usare questi tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog supporta Gravatar. Per avere il tuo avatar riconosciuto ovunque, registrati su Gravatar.