Una sera all’Osteria La Petrarca
Come promesso, vi do una idea di come è andata la cena all’ Osteria La Petrarca, in provincia di Lodi.
Cominciamo col dire che forse la mia impressione è “leggermente” alterata dal fatto che è praticamente l’unico locale che conosco, nel raggio di una cinquantina di km da casa mia che sia così orientato al mondo della birra e con una offerta così vasta. Avevo già avuto modo di andarci a bere qualcosa, ma appunto solo nei dopo-cena e l’affollamento aveva impedito di valutare meglio il tutto.
Facciamo finta di entrare alla Petrarca per la prima volta e subito siamo accolti da un messaggio non molto subliminale :
L’arredamento, tutte le locandine, le insegne, gli stendardi danno una idea molto chiara di cosa viene servito in questo locale, cioè prevalentemente birre belga. Le foto dei viaggi birrai e delle visite alle abbazie trappiste dimostrano e testimoniano la passione del padrone di casa che ha portato un po’ di Belgio in un paesino della bassa, diciamo.
Certo a disposizione c’è anche qualche weisse tedesca e alcune delle maggiori marche “industriali” ( in lattina o bottiglia ), ma le spine sono dedicate al Belgio, con alcune birre disponibili a rotazione ( come le stagionali ) e un paio di realtà artigianali italiane. Durante la nostra visita erano disponibili Kasteel, Gulden Draak, Tripel Karmeliet, Charles Quint (Keizer karel) Gouden Carlous Noel, Weihenstephaner Dunkel HefeWeizen, Corsedonk, Menabrea e penso un altro paio “ospiti” d’eccezione, ma non sono riuscito ad intercettarli. Qasi tutte le birre vengono servite nel rispettivo bicchiere ( come il bellissimo calice della Tripel Karmeliet.. ).
La lista delle birre in bottiglia invece è decisamente lunga ( per gli standard a cui sono abituato ), non vi so dire il numero preciso ma molto probabilmente supera il centinaio di prodotti. In questo caso, stando all’esperienza data dalle birre che abbiamo scelto noi, al momento dell’ordine viene chiesto se la si preferisce a temperatura da cantina o da frigorifero. Che finezza
Passando alla cucina, sappiate che è meglio se prenotate, perchè il posto si riempie velocemente e la cucina ( intesa come ristorante ) chiude prima delle 22.
Non essendo una serata organizzata in grande stile, non c’era un menu fisso ma abbiamo deciso di ordinare “alla carta” ognuno per sè. Era possibile anche sciegliere un “menu degustazione” in cui vengono presentati diversi piatti tutti in abbinamento ad una birra differente.
Per quanto mi riguarda la cena è cominciata con un “aperitivo” a base di Faro Lindemans. Dopo la geuze mi sembrava giusto continuare l’esplorazione della fermentazione spontanea con questa variante di lambic. Me lo aspettavo, ma l’aggiunta di zucchero si fa sentire e si contrappone ad una acidità secondo me molto minore rispetto alla oude geuze che avevo assaggiato. Davvero una birra molto dolce, quasi sciropposa. Deve piacere, diciamo, ma si tratta comunque di un prodotto particolare.
Il primo piatto è stato un risotto con formaggio alla birra ( credo si trattasse dello Sbirro del caseificio Botalla ) sfumato con la Orval, a cui ovviamente ho accompagnato… una Orval. Già con il primo piatto ( confermato poi dal secondo ) ho capito che in questo locale non si sta scarsi con le porzioni, e ciò è buono
. Che dire, buono il risotto, l’intervento della birra è abbastanza marginale ma gradevole e la birra non aveva bisogno di presentazioni con il suo amaro caratteristico ma non molto persistente favoriva l’alternarsi “boccone-sorso”
. Questa prima accoppiata è stata condivisa anche da altri amici ( come testimoniano le foto ), che hanno convenuto sul felice abbinamento.
La scelta dei secondi è stata varia.. chi ha voluto lo stinco marinato nella birra, chi del pollo… io ho preferito una carbonade flamande, uno stufato ( o spezzatino ) con funghi e una salsa preparata con la Gulden Draak, servito con patate arrosto. Molto buono, saporito, di nuovo quantità ben adeguate e le patate arrosto erano cotte proprio bene. Ovviamente la birra non poteva che essere quella che ha partecipato alla costruzione del piatto, dato che tra l’altro era disponibile alla spina. Quindi Gulden Draak fu. Praticamente non ho notato differenze sostaziali rispetto alla versione in bottiglia, se non che la temperatura generale un po’ bassina delle birre e il berle durante un pasto così ricco forse ha appiattito un po’ i toni speziati. Rimanevano evidenti caramello e il finale che secondo me è liquirizia. Buona come sempre insomma
In quanto a cibo io ero arrivato e non sono andato oltre ma oltre ad assortimenti di formaggi trappisti con marmellate varie ho visto girare piattini molto invitanti….
Il mio dessert è stato cogliere la possibilità di assaggiare la Gouden Carlous Noel alla spina. Birra molto molto intensa, marrone scuro e piuttosto dolce, su tutte le componenti di anice e liquerizia sono quelle che mi hanno colpito di più, ma soprattutto l’anice.
La cena è terminata con il conto e con un giro di liquore Chouffe Coffee ( si, il distillato di birra e caffè del famoso birrificio ) offerto dalla casa.
Come dicevo prima, il locale si è riempito in fretta e girare in modalità “giapponese in vacanza” scattando foto a tutto e tutti non mi sembrava appropriato… ma sappiate che potrebbe valere la pena anche solo per vedere tutto il materiale “da collezione” con cui è arredata la villa. Casse di Westvleteren in bella mostra, bandiere, vecchi manifesti e locandine in metallo vestono i muri e le travi di legno del tetto. Tutto ovviamente pulito e in ordine.
Prezzo ? Direi più che adeguato, conisderando anche l’incidenza delle birre sul costo totale della cena.
Insomma, bella serata. buona cena e buone birre. Spero di tornarci presto














Cosa è più che adeguato?
Non ricordi qualche cifretta?
Altra cosa, non è assolutamente detto che la birra usata per la cottura di un piatto sia quella da scegliete per l’abbinamento, anzi.
Il Faro di Lindemans è una mappazza finta.
Per dare una idea, dato che più o meno tutti al tavolo hanno preso primo+ secondo+un paio di birre ( chi ha bevuto una birra sola magari ha preso un dolce ) abbiamo diviso “alla romana” e abbiamo pagato 25 euro a testa. Non mi sembra una cifra molto alta.
Hai ragione, non è una regola universale ma dato che la gulden alla spina non l’avevo ancora bevuta ho voluto provarla. Per quanto riguarda la orval beh, volevo avere “sott’occhio” il gusto della birra “puro” per controllare quanto ne fosse rimasto nel riso. In definitiva però birre e piatti non cozzavano, si sono rivelate accoppiate piacevoli
Definisci “mappazza”
25 euro sono proprio pochini..ottimo!
)
Mappazza…un liquido che, passando per la bocca, ha estrama difficoltà a compiere il percorso fino all’esofago.
Se non altro per la particolarità del posto infatti mi sembra un buon prezzo. ( magari bevendo acqua si riesce a stare sotto i 20.. )
.
Aaah, mappazza in quel senso…
Beh in effetti non la definirei proprio nè beverina nè dissetante… ero curioso di assaggiare una faro
C’è qualche alternativa valida in commercio ? ( reperibile eh )
Faro in bottiglia…no.
Fattelo a casa, con un Lambic Bruocsella e zucchero scuro.
Prendo nota e in alternativa al consumo “in loco” in Belgio seguirò la tua ricetta ( a patto di reperire il Lambic Bruocsella
)
Guarda qui.
http://www.lacentraledelgusto.it/LaCentraleDelGusto/HomePage.asp
ah, devi guardare in Belgio
Perchè sprecare così una Bruocsella?
))
>Fattelo a casa, con un Lambic Bruocsella e zucchero scuro
E’ una cosa che mi gira per la testa da tempo, anche perché ne parlavo con qualcuno a Buonconvento e mi dicevano che il vero Faro non può essere imbottigliato (per problemi di rifermentazione in bottiglia).
Ora, non ho idea se sia vero quanto sopra, ma appunto la voglia di farmelo da solo in casa mi tenta, però ho un dubbio: quanto zucchero? Quali sono le dosi corrette?
Inoltre immagino che non si possa conservare a lungo una cosa simile. Sbaglio o il servizio “tradizionale” è direttamente da brocche ? Molto folkloristico…
Il vero Faro è preparato al momenento aggiungendo zucchero scuro al Lambic.
Quello imbottigliato è anche pastorizzato per non permettere la rifermentazione…
Onestamente non sono un grande fan del Faro, ma se andate a Bruxelles dovete fare un salto a La Becasse per assaggiare il loro lambic doux in un cafè fermo al 1800
per Tyrser…a parte il baginbox di Girardin (ma è tantino..) se vuoi un Lambic…mi sa che è l’unico..o forse ho comprato in Belgio qualcosa di De Cam…
Per le quantità direi l’equivalemte di una zolletta (se trovi le zollette di zucchero scuro e usi lo Stoemper è perfetto)
Cantillo sul suo sito dice questo, ma per la Kriek “Years ago, people who drank Kriek in a pub were also given two lumps of sugar and a “stoemper” on a small plate. With the “stoemper”, the customer could crush the sugar on the bottom of his glass and sweeten it in a natural way in order to eliminate the sour taste.”
Lo stoemper lo vedete qui
http://users.telenet.be/Lambikstoempers_home/de_lambikstoemper_bestanden/Lambikstoemper_2G.jpg
@Tyrser so che hai bevuto quello alla spina da Moeder Lambic…è un po’ meglio (è di Cantillon) ma la Bécasse merita la brocca da litro.
Incrociando le dita, dovrei essere a Bruxelles a fine mese per il mio primo tour birrario, e il faro della Bécasse non lo perderò di certo.
In realtà alla Bécasse il broccone non lo definiscono Faro ma Lambic Doux, credo non sia proprio la stessa cosa.
Secondo me il Lambic doux della Becasse, fatto da Timmermans, fa stile a se.
@Schigi
))
Verissimo, entrambi locali bellissimi da vedere.
E dopo con Lorenzo abbiamo provato la nuova Buffalo Belgian Bitter… anonima direi.
Abbiamo bevuto anche il Faro da 3Fonteinen… mi sentivo come uno che va da Peyrano e prende un uovo kinder…
[...] una prolungata assenza, insieme ad un paio di amici sono tornato in “pellegrinaggio” in un covo birrario molto apprezzato, dove ho potuto gustare un paio di vere “chicche”, che sicuramente cercherò di [...]
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