Home » Cultura Birraria

La Birra Artigianale deve essere Originale ?

8 luglio 2009 4 Commenti

Questo è un po’ il pensierino di metà settimana, nato dopo aver assaggiato una buona birra artigianale. Apparteneva ad uno stile che di solito non si presta ad essere caratterizza più di tanto. Per la cronaca si trattava di una birra di frumento ( una Weizen, si ). Intendo dire che rispetto ad altri stili dove il birraio ha più libertà d’azione sulle proporzioni o i luppoli, o spezie.. quello delle birre di frumento mi sembra un genere abbastanza “uniforme”. Intendiamoci, le cose “semplici” fatte bene sono quasi sempre le migliori. Forse però qualcuno vorrebbe poter esprimere la propria creatività modificando ricette “storiche” e creare una birra ben riconoscibile, una luppolatura “esotica” o addirittura un nuovo stile birrario.

Credo di non dire una cavolata prendendo atto del fatto che in Italia saremo partiti un po’ più tardi rispetto ad altri Paesi, ma abbiamo una gran quantità di prodotti particolari, originali o molto riusciti che non rientrano propriamente in stili secolari o universalmente conosciuti. Cercare nuovi equilibri, provare nuovi ingredienti oppure “osare” con spezie quasi sconosciute è sicuramente sinotmo di grande curiosità, che probabilmente porterà a tanti nuovi prodotti e aumenterà l’esperienza di chi produce e di chi beve. Anche una birra “tranquilla” ma con una scelta di luppoli decisa e ben riconoscibile può essere una birra “di carattere”, anche perchè… pensate se tutte fossero uguali :P

Quello che però mi chiedo, in mezzo a tutti questi prodotti è: vale la pena, nel mercato di oggi, produrre artigianalmente una birra “semplice” ? E con questo intendo dire usando materie prima di qualità e secondo una ricetta perfezionata magari dopo qualche cotta, ma con in mente una birra tranquilla che non abbia pretese di ergersi tra la folla. Magari senza essere troppo amara perchè non piace a tutti, non troppo forte perchè così si beve più tranquillamente e usando dei lieviti che non diano troppe note fruttate o speziate.

So che il mio ragionamento può sembrare un po’ vago ( mea culpa ), ma non sono sicuro che, per esempio, la sopracitata weiss artigianale da 10 euro/litro la bottiglia riesca a farsi capire e apprezzare così tanto dalla gente da essere preferita magari ad una delle weiss industriali da 2 euro/litro. C’è troppa differenza… e il famoso consumatore medio ( mi ci metto dentro anche io ) giustificherebbe di più un prezzo maggiore se nella bottiglia trovasse chessò, una forte presenza di luppoli aromatici oppure aggiunte che donano gusti e/o profumi insoliti. Questo perchè, ribadisco, oggi la stragrande maggioranza del pubblico non è in grado di riconoscere certe differenze. Se poi si tratta di un tipo di birra senza gusti particolari o profumi “insoliti” non è detto che venga compresa a dovere.

Fermi, non sto divagando verso una crociata contro i prezzi. Sarebbe un discorso vastissimo, trattato già da tante persone più qualificate di me e comunque non arriveremmo da nessuna parte. Io sono il primo a cercare nuove birre artigianali, oltre ad altre di qualità ma industriali ( ve ne sarete accorti dalle bire che compaiono su queste pagine.. ), a prova del fatto che sono convinto che tanti artigiani anche italiani facciano birre molto buone, valide e anche differenti dalla massa. Questo però non vale per tutte le birre di tutti i produttori. Capisco la necessità di creare una gamma ai fini commerciali, ma c’è il rischio che su 4 o 5 birre, solo un paio riescano a farsi ricordare come “la birra X del produttore Y”, le altre si mescolano un po’ alla massa. Magari questo discorso esula le realtà dei brewpub, che creano una gamma di birre che vengono consumate in loco dalla clientela. E allora si, si fanno diverse birre per accontentare un po’ tutti.

A parte il fatto che un birraio decide giustamente di produrre quello che vuole, pensate che sia giusto ( o utile ), da parte di un produttore artigianale, creare appositamente una birra “diplomatica” che non abbia particolari caratteristiche riconoscibili ?

Related Posts with Thumbnails

4 Comments »

  • Claudio said:

    Il tuo è un tema complesso, già dibattuto, ma mai sviscerato completamente. Da una parte il mercato ama delle birre molto caratterizzate, perché chi spende i 6 – 10 euro per una bottiglia artigianale vuole essere gratificato dalla percezione o dalla scoperta di sapori. Durante delle degustazioni fatte, molti non sapevano riconoscere il gusto del cardamomo, una spezia ormai poco utilizzata. Una buona birra, benfatta, è una in cui si nota l’armonioso equilibrio tra i vari componenti. Ci vuole arte ed esperienza nel dosarli in modo tale che si riconoscano e si fondano in un tutt’uno allo stesso tempo. Ci vuole anche una buona capacità nel reperire materie prime di assoluta qualità, che escano un pò dallo standard. Quindi è più facile fare la birra all’oliva ascolana, in cui predomina l’oliva e non si sente il resto. Il consumatore è contento di ritrovare quel sapore in una birra ed il birraio pure. Fare una Pils, una Ale o una Weizen è più difficile e si rischia di più, perchè ci si imbatte nel giudizio comparativo. Ma tant’è, prima o poi bisogna cimentarsi per sapere di che pasta si è fatti.
    Per tagliare corto, credo che un birraio possa e debba fare stili più semplici e più affollati dalla concorrenza. Però mai il prodotto dovrebbe essere piatto ed anonima. Si deve essere in grado di caratterizzarlo in qualche modo con i lieviti, i luppoli o il malto, in modo che ci sia l’impronta digitale del birraio e del birrificio.

  • Luca (author) said:

    Ciao Claudio,
    Penso che il tuo punto di vista sia molto corretto e prenda in considerazione entrambe le interpretazioni del “prodotto artiganale”. Sicuramente come dici tu la capacità sta nel riuscire a fare bene una cosa semplice, rendendola allo stesso tempo unica ( o quantomento riconoscibile ) con qualche piccola accortezza che la differenzi dalla massa.

    Il problema, secondo me, è che mediamente i consumatori già fanno fatica a giustificare la spesa per una birra artigianale rispetto a una industriale ( per colpa della concezione distorta della “bevanda birra” ), figuriamoci se poi, causa inesperieza o scarso interesse, non riuscisse nemmeno a distinguere le caratteristiche di una dall’altra.

    Ovviamente questo ragionamento si applica alla stragrande maggioranza dei consumatori, non agli appassionati che già in partenza le cercano, le birre artigianali. All’interno di questo gruppo, poi, sono comunque in pochi a poter apprezzare differenze sottili ( che magari sono proprio quelle che caratterizzano il prodotto e obbiettivamente giustificano il costo ).

    A livello personale e professionale sicuramente per i birrai il prodotto che riesce a battere una concorrenza agguerrita è una grande soddisfazione, ma richiede tanto tempo e capacità, come dici tu. Forse la birra con l’aromatizzazione “stramba” ( purchè fatta bene ) è la strata più semplice e rapida per farsi conoscere.

    In un pubblico formato da appassionati e conoscitori, nessun problema, ma dato che quella è una esigua minoranza, mettere sugli scaffali per esempio una Golden Ale artigianale di fianco a, chessò, una Duvel o una Affligem che vengono via con meno di 4 euro, non sarà rischioso ?

  • Claudio said:

    Sicuramente siamo in un paese in cui la cultura birraria, così come i consumi, sono il fanalino di coda dell’Europa. Prova a chiedere ad un frequentatore di pub la differenza tra weizen e blanche, oppure tra una Ales ed una Pils. Sanno dirti la differenza tra una Guinnes (che è nera, non che è una stout) ed una Slalom o Tennent super. E sono persone che bevono birra. Figurarsi chi beve solo vino e si accosta casualmente alla birra artigianale. Ma anche peggio è che in certe enoteche chi vende birra artigianale non ha idea di cosa sia e di quale differenza passi tra una belga industriale ed una artigianale italiana. C’è da fare cultura, che da comunicare efficacemente per formare gestori e consumatori. Questo lo fanno i birrai, ma non possono e devono farlo da soli. Deve o devono essere associazioni super partes che danno un’informazione integra.
    Per i costi, capisco il problema. Una parziale soluzione, come nel vasto campo dell’artigianale accade, è quella dei gruppi di acquisto o della filiera corta. L’artigianale inizia ad interessare anche la GDO. Se non si attua una strategia comune, il rischio è che la birra sparisca da enoteche e ristoranti (dove dovrebbe avere il valore aggiunto del gestore che spiega il prodotto) agli scaffali dei supermercati, con evidente “effetto prezzo” se nessuno ti dice che la BIA è nettamente più buona della Duvel

  • Si fa presto a dire Weiss Vol.2 | Birrophilia said:

    [...] delle altre, con un profumo dolce di banana e lieviti. Questo è l’assaggio che ha portato ad un ragionamento su quali dovrebbero essere le mire delle birre artigianali. Stimolante [...]

Cosa ne pensi ?

Aggiungi il tuo commento qui sotto, oppure effettua un trackback dal tuo sito. Puoi anche abbonarti a questi commenti via RSS.

Sii educato. Non dilungarti. Stai in tema. Niente spam.

Puoi usare questi tags:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Questo blog supporta Gravatar. Per avere il tuo avatar riconosciuto ovunque, registrati su Gravatar.