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	<title>Commenti a: La Birra Artigianale deve essere Originale ?</title>
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	<description>Perchè non sempre birra è uguale a ubriaco</description>
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		<title>Di: Si fa presto a dire Weiss Vol.2 &#124; Birrophilia</title>
		<link>http://www.birrophilia.com/2009/07/08/la-birra-artigianale-deve-essere-originale/comment-page-1/#comment-3818</link>
		<dc:creator>Si fa presto a dire Weiss Vol.2 &#124; Birrophilia</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 07:23:13 +0000</pubDate>
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		<description>[...] delle altre, con un profumo dolce di banana e lieviti. Questo è l&#8217;assaggio che ha portato ad un ragionamento su quali dovrebbero essere le mire delle birre artigianali. Stimolante [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] delle altre, con un profumo dolce di banana e lieviti. Questo è l&#8217;assaggio che ha portato ad un ragionamento su quali dovrebbero essere le mire delle birre artigianali. Stimolante [...]</p>
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		<title>Di: Claudio</title>
		<link>http://www.birrophilia.com/2009/07/08/la-birra-artigianale-deve-essere-originale/comment-page-1/#comment-2836</link>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 13:30:12 +0000</pubDate>
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		<description>Sicuramente siamo in un paese in cui la cultura birraria, così come i consumi, sono il fanalino di coda dell&#039;Europa. Prova a chiedere ad un frequentatore di pub la differenza tra weizen e blanche, oppure tra una Ales ed una Pils. Sanno dirti la differenza tra una Guinnes (che è nera, non che è una stout) ed una Slalom o Tennent super. E sono persone che bevono birra. Figurarsi chi beve solo vino e si accosta casualmente alla birra artigianale. Ma anche peggio è che in certe enoteche chi vende birra artigianale non ha idea di cosa sia e di quale differenza passi tra una belga industriale ed una artigianale italiana. C&#039;è da fare cultura, che da comunicare efficacemente per formare gestori e consumatori. Questo lo fanno i birrai, ma non possono e devono farlo da soli. Deve o devono essere associazioni super partes che danno un&#039;informazione integra.
Per i costi, capisco il problema. Una parziale soluzione, come nel vasto campo dell&#039;artigianale accade, è quella dei gruppi di acquisto o della filiera corta. L&#039;artigianale inizia ad interessare anche la GDO. Se non si attua una strategia comune, il rischio è che la birra sparisca da enoteche e ristoranti (dove dovrebbe avere il valore aggiunto del gestore che spiega il prodotto) agli scaffali dei supermercati, con evidente &quot;effetto prezzo&quot; se nessuno ti dice che la BIA è nettamente più buona della Duvel</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sicuramente siamo in un paese in cui la cultura birraria, così come i consumi, sono il fanalino di coda dell&#8217;Europa. Prova a chiedere ad un frequentatore di pub la differenza tra weizen e blanche, oppure tra una Ales ed una Pils. Sanno dirti la differenza tra una Guinnes (che è nera, non che è una stout) ed una Slalom o Tennent super. E sono persone che bevono birra. Figurarsi chi beve solo vino e si accosta casualmente alla birra artigianale. Ma anche peggio è che in certe enoteche chi vende birra artigianale non ha idea di cosa sia e di quale differenza passi tra una belga industriale ed una artigianale italiana. C&#8217;è da fare cultura, che da comunicare efficacemente per formare gestori e consumatori. Questo lo fanno i birrai, ma non possono e devono farlo da soli. Deve o devono essere associazioni super partes che danno un&#8217;informazione integra.<br />
Per i costi, capisco il problema. Una parziale soluzione, come nel vasto campo dell&#8217;artigianale accade, è quella dei gruppi di acquisto o della filiera corta. L&#8217;artigianale inizia ad interessare anche la GDO. Se non si attua una strategia comune, il rischio è che la birra sparisca da enoteche e ristoranti (dove dovrebbe avere il valore aggiunto del gestore che spiega il prodotto) agli scaffali dei supermercati, con evidente &#8220;effetto prezzo&#8221; se nessuno ti dice che la BIA è nettamente più buona della Duvel</p>
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		<title>Di: Luca</title>
		<link>http://www.birrophilia.com/2009/07/08/la-birra-artigianale-deve-essere-originale/comment-page-1/#comment-2808</link>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2009 12:55:46 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Claudio,
Penso che il tuo punto di vista sia molto corretto e prenda in considerazione entrambe le interpretazioni del &quot;prodotto artiganale&quot;. Sicuramente come dici tu la capacità sta nel riuscire a fare bene una cosa semplice, rendendola allo stesso tempo unica ( o quantomento riconoscibile ) con qualche piccola accortezza che la differenzi dalla massa.

Il problema, secondo me, è che mediamente i consumatori già fanno fatica a giustificare la spesa per una birra artigianale rispetto a una industriale ( per colpa della concezione distorta della &quot;bevanda birra&quot; ), figuriamoci se poi, causa inesperieza o scarso interesse, non riuscisse nemmeno a distinguere le caratteristiche di una dall&#039;altra.

Ovviamente questo ragionamento si applica alla stragrande maggioranza dei consumatori, non agli appassionati che già in partenza le cercano, le birre artigianali. All&#039;interno di questo gruppo, poi, sono comunque in pochi a poter apprezzare differenze sottili ( che magari sono proprio quelle che caratterizzano il prodotto e obbiettivamente giustificano il costo ).

A livello personale e professionale sicuramente per i birrai il prodotto che riesce a battere una concorrenza agguerrita è una grande soddisfazione, ma richiede tanto tempo e capacità, come dici tu. Forse la birra con l&#039;aromatizzazione &quot;stramba&quot; ( purchè fatta bene ) è la strata più semplice e rapida per farsi conoscere.

In un pubblico formato da appassionati e conoscitori, nessun problema, ma dato che quella è una esigua minoranza, mettere sugli scaffali per esempio una Golden Ale artigianale di fianco a, chessò, una Duvel o una Affligem che vengono via con meno di 4 euro, non sarà rischioso ?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Claudio,<br />
Penso che il tuo punto di vista sia molto corretto e prenda in considerazione entrambe le interpretazioni del &#8220;prodotto artiganale&#8221;. Sicuramente come dici tu la capacità sta nel riuscire a fare bene una cosa semplice, rendendola allo stesso tempo unica ( o quantomento riconoscibile ) con qualche piccola accortezza che la differenzi dalla massa.</p>
<p>Il problema, secondo me, è che mediamente i consumatori già fanno fatica a giustificare la spesa per una birra artigianale rispetto a una industriale ( per colpa della concezione distorta della &#8220;bevanda birra&#8221; ), figuriamoci se poi, causa inesperieza o scarso interesse, non riuscisse nemmeno a distinguere le caratteristiche di una dall&#8217;altra.</p>
<p>Ovviamente questo ragionamento si applica alla stragrande maggioranza dei consumatori, non agli appassionati che già in partenza le cercano, le birre artigianali. All&#8217;interno di questo gruppo, poi, sono comunque in pochi a poter apprezzare differenze sottili ( che magari sono proprio quelle che caratterizzano il prodotto e obbiettivamente giustificano il costo ).</p>
<p>A livello personale e professionale sicuramente per i birrai il prodotto che riesce a battere una concorrenza agguerrita è una grande soddisfazione, ma richiede tanto tempo e capacità, come dici tu. Forse la birra con l&#8217;aromatizzazione &#8220;stramba&#8221; ( purchè fatta bene ) è la strata più semplice e rapida per farsi conoscere.</p>
<p>In un pubblico formato da appassionati e conoscitori, nessun problema, ma dato che quella è una esigua minoranza, mettere sugli scaffali per esempio una Golden Ale artigianale di fianco a, chessò, una Duvel o una Affligem che vengono via con meno di 4 euro, non sarà rischioso ?</p>
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		<title>Di: Claudio</title>
		<link>http://www.birrophilia.com/2009/07/08/la-birra-artigianale-deve-essere-originale/comment-page-1/#comment-2787</link>
		<dc:creator>Claudio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 15:03:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.birrophilia.com/?p=1206#comment-2787</guid>
		<description>Il tuo è un tema complesso, già dibattuto, ma mai sviscerato completamente. Da una parte il mercato ama delle birre molto caratterizzate, perché chi spende i 6 - 10 euro per una bottiglia artigianale vuole essere gratificato dalla percezione o dalla scoperta di sapori. Durante delle degustazioni fatte, molti non sapevano riconoscere il gusto del cardamomo, una spezia ormai poco utilizzata. Una buona birra, benfatta, è una in cui si nota l&#039;armonioso equilibrio tra i vari componenti. Ci vuole arte ed esperienza nel dosarli in modo tale che si riconoscano e si fondano in un tutt&#039;uno allo stesso tempo. Ci vuole anche una buona capacità nel reperire materie prime di assoluta qualità, che escano un pò dallo standard. Quindi è più facile fare la birra all&#039;oliva ascolana, in cui predomina l&#039;oliva e non si sente il resto. Il consumatore è contento di ritrovare quel sapore in una birra ed il birraio pure. Fare una Pils, una Ale o una Weizen è più difficile e si rischia di più, perchè ci si imbatte nel giudizio comparativo. Ma tant&#039;è, prima o poi bisogna cimentarsi per sapere di che pasta si è fatti.
Per tagliare corto, credo che un birraio possa e debba fare stili più semplici e più affollati dalla concorrenza. Però mai il prodotto dovrebbe essere piatto ed anonima. Si deve essere in grado di caratterizzarlo in qualche modo con i lieviti, i luppoli o il malto, in modo che ci sia l&#039;impronta digitale del birraio e del birrificio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il tuo è un tema complesso, già dibattuto, ma mai sviscerato completamente. Da una parte il mercato ama delle birre molto caratterizzate, perché chi spende i 6 &#8211; 10 euro per una bottiglia artigianale vuole essere gratificato dalla percezione o dalla scoperta di sapori. Durante delle degustazioni fatte, molti non sapevano riconoscere il gusto del cardamomo, una spezia ormai poco utilizzata. Una buona birra, benfatta, è una in cui si nota l&#8217;armonioso equilibrio tra i vari componenti. Ci vuole arte ed esperienza nel dosarli in modo tale che si riconoscano e si fondano in un tutt&#8217;uno allo stesso tempo. Ci vuole anche una buona capacità nel reperire materie prime di assoluta qualità, che escano un pò dallo standard. Quindi è più facile fare la birra all&#8217;oliva ascolana, in cui predomina l&#8217;oliva e non si sente il resto. Il consumatore è contento di ritrovare quel sapore in una birra ed il birraio pure. Fare una Pils, una Ale o una Weizen è più difficile e si rischia di più, perchè ci si imbatte nel giudizio comparativo. Ma tant&#8217;è, prima o poi bisogna cimentarsi per sapere di che pasta si è fatti.<br />
Per tagliare corto, credo che un birraio possa e debba fare stili più semplici e più affollati dalla concorrenza. Però mai il prodotto dovrebbe essere piatto ed anonima. Si deve essere in grado di caratterizzarlo in qualche modo con i lieviti, i luppoli o il malto, in modo che ci sia l&#8217;impronta digitale del birraio e del birrificio.</p>
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