Mint Mild: L’assaggio
Buon inizio di settimana a tutti! Non manca più nessuno ? Tutti hanno finito le ferie ? Oh, bene, allora possiamo festeggiare con una bella birretta fatta in casa.
E certo, siete stati in ferie fino ad oggi, non vorrete parlare di una ottima e rinomata birra artigianale, chessò.. belga ? No no, si prende “quello che passa il convento” e oggi si da il caso sia la mia Mint Mild
Per chi non fosse stato presente all’ultimo aggiornamento, si tratta del mio ultimo esperimento di homebrewing, basato sull’idea di fare una “birretta” estiva tentando la via dell’aromatizzazione.
Il caso ha voluto che proprio nei giorni in cui pianificavo la birra mi siano arrivate un paio di piante di menta appena “estirpate” dall’orto ( è una pianta infestante ), quindi ho deciso di usarle come “speziatura” di una Mild Ale da estratto luppolato che avevo ancora in giro. I dettagli della produzione li trovati nel post precedente.
Beh insomma, come è venuta questa birra ? Prima di tutto questa cotta mi ha confermato ulteriormente che non bisogna aver fretta di assaggiare una birra appena fatta. Certo, si può prendere come riferimento le classiche 2-4 settimane dall’imbottigliamento, ma berla dopo due mesi può essere decisamente meglio
In questo caso il timore era che la menta in foglie aggiunta in fermentazione fosse troppa e che quindi avesse trasformato il mosto in una specie di “tisana frizzante”. Nei primi giorni di fermentazione infatti vicino al tino aleggiava un profumo intensissimo ( che appunto, era un po’ preoccupante… ). Sensazione che fortunatamente si è placata un po’ col tempo, dopo un paio di assaggi “di controllo”
.
Dopo appunto un paio di mesi la birra si è assestata e con circa 4,8% è abbastanza beverina, per quanto particolare. Peccato che in effetti i famosi 3 gr/L siano stati un po’ troppi perchè il gusto e il profumo della menta, anche se non “fastidiosi”, hanno coperto tutto il resto. Intendiamoci, bevendola non ci si trova un gusto fresco e “piccante” come, chessò, le caramelle o il dentifricio… è leggermente più erbaceo e si distingue più al naso che in bocca. Unico sopravvissuto solo un leggero caramellato del malto ma niente più. Complice anche il genere di birra definito dall’estratto, non ci sono componenti luppolate rilevanti, quindi si potrebbe iscrivere nel recinto delle “birre dolci”. Più precisamente, un gentile birraio della zona che si è prestato all’assaggio (
) ha dichiarato di vederci un futuro come birra “fighetta” nei locali alla moda. Spopolerebbe tra le donzelle.. bah !
Non fatevi ingannare, non vi sto propinando di nuovo le foto della BIS, i miei potenti mezzi dimostrano che è una birra diversa, marrone scuro e dotata di una comoda luce al posto della schiuma
Comunque sia l’esperimento Mint Mild può essere considerato un successo, dato che
- l’aromatizzazione diretta del mosto tramite aggiunta di menta in foglie ha funzionato
- la menta a parte cedere parte degli oli essenziali non ha prodotto danni.
- non ci sono state infezioni e le birre si è carbonata correttamente
Curiosità accessoria: Ho inserito in questo esperimento altre due “mini-prove”, cioè ho rifermentato alcune bottiglie con zucchero di canna grezzo invece del solito bianco e ho provato a riempire un paio di bottigliette con il tappo meccanico. Queste ultime non hanno dato problemi, tutto a posto. Per quanto riguarda uno zucchero diverso invece sembra che non abbia portato a differenze in questa fase della produzione.
Credo che questo sia l’ultima cotta utilizzando i kit, prossimamente cercherò un po’ più di autonomia in termini di ricette e quantità, chissà se riuscrò a intossicare qualcuno



Cosa ne pensi ?