Baile Átha Cliath, tá mé iontas
(cioè, per chi non parla Gaelico: “Dublino, tu mi sorprendi”)
Potrei sintentizzare questo viaggio con un post di tre righe se lo volessi. Davvero, potrei. E magari saresete anche più contenti. “Ma si, perchè sprecare centinaia di parole parlando di cose che probabilmente sapete già, posti che già conoscete, birre che avete già bevuto ?” Semplice: perchè io non c’ero ancora stato, quelle birre non le avevo ancora bevute e se non ci si scrive qualcosa che senso ha un blog ?
E poi si fa per fare conversazione, diciamo. Si fa perchè ci sono tanti resoconti in giro, tante recensioni di posti, pub, birre e attrazioni locali… io ve lo avevo promesso e quindi non vedo perchè non ce ne possa stare una in più
Cominciamo con il chiarire gli intenti: questa doveva essere una mini vacanza di 4 giorni con destinazione Dublino a cavallo della festa nazionale ( San Patrizio ), con contorno di esplorazione birraria.
Tutto ha funzionato a dovere, aspettative soddisfatte ? Direi di no. Un momento, non ho detto che la spedizione è stata un flop, ho detto che avevo altre aspettative. Ora vi spiego meglio come è andata. Anzi no, vi faccio una sorta di panoramica dei pro e dei contro di questo breve viaggio birrario, dato che a noi ci piacciono gli elenchi.
Ma prima… un breve spazio culturale. Ero molto combattuto se dare spazio o meno alle bellezze architettoniche e culturali viste in questi giorni ( sapete, non è che ci sedevamo in un pub al mattino e ne uscivamo la sera, anzi.. ), ma d’altra parte qui si va parlando di birra e quindi ho pensato che fosse giusto non “andare fuori tema”. Vi dirò semplicemente che la città mi è piaciuta molto, ha decisamente il suo fascino ed è davvero uno strano mix ( paese europeo ma di stampo anglosassone, pieno di antichissimi edifici popolati e vissuti ai ritmi di una capitale moderna. I semafori e gli ascensori “parlano”, il che è un po’ strano. Ha! ), se volete approfondire leggete il report “culturale” di questo viaggio sul blog del Pecchia
. Almeno per dovere di cronaca e per dimostrare che per qualche ora ero anche piuttosto sobrio, l’immancabile parata di St. Patrick’s Day è stata proprio carina, ricca di artisti e musicisti più o meno locali. A testimonianza dell’evento di quest anno, qui a lato vedete il caratteristico San Patrizio (clic per ingrandire), incarnazione della tradizione, il patriottismo e le forti emozioni sentitissime da tutti i presenti. Ahaha, bene, fine parentesi culturale
Veniamo quindi allo schematico resoconto:
Cosa mi è piaciuto della Dublino birraria:
Ah, ecco cosa vuol dire Pub. Alias “L’atmosfera”, che sembrerà un uovo di Colombo per molti. Ma vedere questi edifici, spesso vecchi e a più piani, affollatissimi alle 4 di pomeriggio dà un senso al termine di “Public House”. Se da noi si usassero ancora le piazze come luogo di aggregazione sarebbe quello il paragone. Ah, data la ressa, le inevitabili spallate per procedere in mezzo alla folla non sono mai un problema. Un “Sorry” e finisce lì. Dalle mie parti se sfiori qualcuno finisce in discussione.
I Fish & Chips, Alias “ne voglio uno sotto casa”. Questo è abbastanza self expanatory come direbbero loro, ma dato il rapporto tra natura assorbi-alcol del prodotto, prezzo e porzioni ( magari con curry sauce on top ) fanno di questi bugigattoli delle preziose oasi per i viandanti. E poi le pensavo più unte… invece no, tutto molto pulito
Il/la Porterhouse, Alias “ma c***o è sempre pieno”. E ci sarà un motivo, se si fa fatica anche ad entrare. Posto bellissimo ( tutto in legno ), disposto su quattro piani (piuttosto bui) con tanto di palchetto per la musica dal vivo a metà della tromba delle scale. E poi la birra, ovviamente. Dato che a quanto pare qui le liste non esistono e tra l’altro l’usanza è quella di andarsi a prendere da bere da soli al bancone, se arriva una cameriera sarebbe bene sapere cosa si vuole. Ovviamente noi no, quindi prima figura di emme con la tipa, ma con un paio di domande e un po’ di memoria mangiamo e beviamo. Purtroppo non è stato possibile fare i famosi sample di tutte le birre, ma ci sono piaciute molto la bilanciatissima Plain Porter e la Oyster Stout, morbidissima e leggermente pungente. Una menzione va anche alla Red Ale e alla Hersbrucker. Mannaggia, la Brainblasta era finita :\
Messrs Maguire, Alias “qui ci voglio la residenza”. Proprio su O’Connel Bridge, questo brewpub forse è quello che ho preferito durante tutta la permanenza. Affollato si, ma ben più vivibile degli altri, birre tutte beverine e prezzi più ragionevoli ( tutte a 4€ la pinta contro, per esempio, i 6 del Temple Bar ). In particolare io mi sono innamorato della Plain ( omonima di quella del Porterhouse ma più tostata e un filo più amara, va giù che è un piacere ), ma anche la red ale Rusty, la maltata Bock e la canonica Weiss ( che fa un po’ impressione quasi liscia in pinte ) non sono male.
Altri luoghi illustri, Alias “c’era troppa ressa per conoscerli meglio”. Non ci siamo fatti mancare una visitina ai più famosi pub della città, almeno per “una pinta e via”. Quindi, sovraffollamento permettendo, abbiamo calpestato i pavimenti di Temple Bar ( purtroppo non valeva la pena a queste condizioni, ma ha il plus del chiosco interno ), al Brazen Head (pub più antico d’Irlanda, i locali ci hanno deriso perchè abbiamo chiesto quali birre avevano), l’Auld Dubliner dove abbiamo mangiato con soddisfazione spendendo relativamente poco ( circa 20 € per 3 portate e una pinta ), L’Oliver St. John Gogartys (molto grande, abbiamo fatto più giri prima di poter entrare ), il calmo e molto tradizionale O’Donoghue’s (dove ho bevuto la Guinness più buona: morbida e cioccolatosa, sembrava un altra birra ) e infine il The Bankers, piccolino ma accogliente e terra-terra, dove abbiamo terminato le nostre pinte di St. Paddy discutendo argutamente di massimi sistemi con un gruppo di tedeschi, ma questo era prevedibile
Guinness Storehouse, Alias “Si, faccio il turista ma la voglio vedere”. Perchè in fondo è così, sapevamo già che era più un parco giochi per adulti che non una mecca birraria, ma eravamo a Dublino, e non capita spesso di poter dare una occhiata a vecchi impianti di produzione di un marchio attivo da 250 anni. Duesecoliemmezzo. Ora è tutto “vendo il nome” e “guarda che belli i miei gadget”, ma il percorso per arrivare al Gravity Bar è un tuffo nel passato che apre gli occhi su cosa potesse significare fare birre con i vecchi strumenti e l’importanza di una azienda che traina l’economia di una città intera. Didattico, ecco. E poi io ho visto i bozzetti originali di Gilroy delle pubblicità che si vedono riprodotte in ogni pub ( Tucano anyone? Ho le foto, AH! ). Gnè gnè gnè
Ah, ovviamente abbiamo colto l’occasione per salutarvi tutti, lasciando un messaggio sulla bacheca pubblica ( ma giuro che non ho scritto io, l’errore non è colpa mia! ).
Cosa non mi è tornato della Dublino Birraria:
2000 km per una Bud Extra Cold, Alias “Wait, seriously?”. Va bene che è solo la capitale e va bene che ci sono un sacco di turisti, ma ci sono rimasto malissimo. Molti pub avevano molte spine, certo ( anche per poter soddisfare le richieste dei tanti clienti ), ma spesso erano a gruppi di due o tre per tipo, spesso tutt’altro che prelibati. Oltre alla immancabile Guinness, le sorelle Smitwick e Kilkenny e il sidro Bulmers ( evvai un altro sidro sul mio curriculum
) c’era da disperarsi. Fiumi di birre ultracommerciali, anche americane, componevano l’assortimento di quasi ogni pub. Mi aspettavo di trovare qualche produttore locale.. magari nei pub più famosi anche qualche artigianale… invece niente. Forse ho semplicemente schivato i pub meglio forniti, chi lo sa..
Decisioni Rapide, Alias “E se non sai cosa vuoi ti guardo malissimo”. Come già detto, pare che l’usanza di una lista dei prodotti venduti nel pub sia tutta nostra. Quindi a quanto ho capito la tecnica è questa: Entri, cerchi di passare vicino al bancone, guardi che spine hanno e decidi velocemente, chiedi ai tuoi amici cosa vogliono e te le vai a prendere. Da solo. In mezzo alla ressa. Cercando di tenerne un po’ nei bicchieri nel tragitto di ritorno bancone-tavolo. No? vuoi sfidare la sorte ? Preparati a far sbellicare i tuoi vicini di tavolo quando arriverà la cameriera e ti chiederà cosa vuoi da bere. L’immancabile “Mmh, I don’t know, what do you have?” farà capire a tutti quanti che non siete di quelle parti. E farai perdere tempo al personale, che non sarà contento…
Quindi, in conclusione
Peccato per il rapporto perle/birracce, speravo in qualcosa di meglio ( forse sarebbe bastato uscire di qualche km verso la periferia per trovare qualcosa ), ma sicuramente una esperienza bellissima, vissuta pienamente durante i festeggiamenti di St Paddy. Per lo stesso motivo abbiamo anche trovato tanta ressa, quindi se non vi interessa proprio la festa, vi consiglio di andarci in un altro periodo per una maggior vivibilità. Ma alla fine il quesito… quel quesito rimane. E non so darmi una spiegazione. Perchè la Guinness è così diversa tra qui e là… e addirittura da un locale all’altro ? Io la butto lì… forse il quantitativo destinato al consumo della città stessa non viene pastorizzato, e magari una diversa regolazione della miscela di carboazoto può influire sul gusto…
Eccco, l’ho detto, ora aspetto altre ipotesi ( o spiegazioni, se sapete! ) Slainte !









Non credere che nel resto dell’Irlanda sia differente la situazione birraia: stesse spine commerciali un po’ ovunque. Per trovare qualcosa di locale devi andare direttamente dai produttori (porter house, ecc..).
Ah, allora me ne faccio una ragione. Però peccato dai, anche loro hanno un tot di produttori artigianali mi pare… va beh che se loro sono contenti con la “black stuff” lasciano tutto così com è…
http://www.curiousread.com/2010/03/10-frothy-facts-about-guinness-st.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed:%20CuriousRead%20%28Curious%20Read%29
Leggi il punto 8, penso che risponderà abbastanza chiaramente al tuo quesito!
Verissimo all’estero sanno già cosa ordinare
conosco bene come si comporta la gente in germania e i menù manco li guardano.
Riguardo la guinness: non l’ho mai bevuta in irlanda ma continua a sembrarmi un luogo comune o un falso mito che lì sia più buona. Probabilmente incidono l’impianto, il trasporto, la freschezza del fusto, e perché no, anche la suggestione. alla fine si tratta di una birra industriale.
Che poi in irlanda la situazione birraia non sia diversa da quella di tanti altri paesi è normale. Penso che la birra più venduta in belgio sia la stella artois, così come in germania bevono dalla mattina alla sera infime pilsner da discount.
Guardate io sono partito esattamente con le stesse vostre idee, convintissimo. Non vi nascondo che in alcuni pub la Guinness era assolutamente uguale a quella italiana, anzi, a volte pure più acquosa.
In altri invece la storia cambiava parecchio. Molto probabilmente la sola “freschezza” del prodotto incide molto e poi si, sarà autosuggestione.
Certo, stiamo comunque parlando di un prodotto industriale, non paragonabile alle plain dei due brewpub che ho visitato… ma se fosse sempre così la berrei volentieri più spesso in Italia, ecco.
E non avendo la vista a raggi X, mi chiedo quali siano i motivi delle differenze (principalmente di corpo e note tostate).
Oh, poi magari il gusto “particolare” era in realtà una infezione bruttissima mista ad impianto regolato male… ahahah
ma figurati, anzi, beato te! Io ci rimasi quando finalmente bevvi per la prima volta la guinness spinata. perché in precedenza mi era stata sempre data la lattina “versata” con quello strano marchingegno luminoso. E si notava una notevole differenza. Suppongo che sul posto abbiano una certa cura nel mantenerle in forma.
Io andrei volentieri alla portehouse perché ne ho bevuta una sola, la oyster, e mi è piaciuta molto.
Se non l’hai fatto ti consiglio di bere la guinness special export: davvero diversa dallla versione draught (non c’entra nulla) e merita davvero
Diverse miscele di gas per la spillatura credo, oltre che la temperatura di servizio. Questo per le differenze fra pub e pub.
Se l’impianto di produzione è differente (cambiiamenti da Stato a Stato) cambia anche il prodottofinale. Questo vale un po’ per tutto.. non solo per la Guinness.
Quella al Gravity Bar invece dovrebbe essere NON pastorizzata… E l’ho trovata decisamente più densa e buona di tutte le altre (irlandesi e non).
Sul fatto dei menu non saprei… io ricordo di aver visto una bella lista ai PorterHouse (ne ho girati due o tre nella mia permanenza a Dublino), così mi son fatto un’idea di cosa c’era e me le son provate (quasi) tutte
[plain porter e oyster sono fantastiche]
@Indastria: Si, anche secondo me alla fine è principalmente una questione di conservazione corretta. Per quanto riguarda le altre versione ( Special Export compresa ), guarda cosa ho scritto a giugno
Per varietà di offerta e per atmosfera sicuramente Porterhouse è un gran bel posto, concordo.
@Beppe Io sono stato solo al Porterhouse Temple Bar ( ma ho anche visto il Central, quello vicino al Trinity College se non erro ), e di liste c’era solo quella del cibo ( permanenza al 4° piano ). Negli altri piani non riuscivo a vedere le pareti, forse c’erano delle lavagne appese, non saprei…
ah, ottimo! mi era sfuggito il post
Ciao!
Secondo me andare per la prima volta a Dublino per San Patrizio è al tempo stesso eccitante quanto snervante.
Se vuoi assaporare al meglio la città e l’atmosfera dei pub (soprattutto dal punto di vista birrario) ti consiglio di andare in periodi meno incasinati…
Eggià Zurgo, mi sa che la prossima volta andrò in periodi meno sovraffollati. Ma penso che sia così un po’ ovunque, una regola universale insomma :\
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