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English Pale Ales: primi incontri

12 aprile 2010 13 Commenti

APA, IPA, DIPA.. sono tante le sigle usate per rappresentare quelle che sono “variazioni sul tema” di una grande e antica famiglia di birre di origine anglosassone: le Pale Ales. Senza dilungarmi troppo sulla storia dello stile ( che per altro non conosco bene :P ), mi limiterò a dire che l’aggettivo di Pale (chiaro ) veniva usato agli inizi dell’800 per distinguere le birre prodotte con l’uso dei nuovi malti “chiari” dalle più diffuse ( all’epoca ) porter, stout e compagnia bella. Spesso le stesse birre venivano genericamente chiamate anche Bitter, cioè amare, che sarebbe l’altra caratteristica saliente di questo filone ( a differenza per esempio delle Mild ). E chi conosce meglio la storia, ce lo dica.

Chiudendo il sipario su questo intenso momento di storia brassicola internazionale, vi introduco questa bella coppietta di birre che ho scelto per cominciare a conoscere lo stile. Quindi spulciando a destra e a manca ho trovato queste due eminenti esponenti inglesi di Bitter/Pale Ale/Summer Ale che dir si voglia e me le sono ingurgitate senza ritegno. Cosa ho capito? Ecco qua:

Hopback Summer Lightning: A quanto ho capito, questa è stata un po’ la capostipite della English Pale Ale moderne (attendo conferme o smentite), vincendo tantissimi premi da più di una decina d’anni. Inglesissimi sia il malto Maris Otter che i luppoli East Kent Goldings usati per produrre questa birra che infatti sprigiona un intenso profumo luppolato che in bocca poi lascia spazio al sottofondo maltato (vaghissimamente “crosta di pane”). Molto beverina, amaro piuttosto pronunciato ma senza essere persistente nel finale. Da berne a secchiate, come si suol dire. Sempre a patto di andare daccordo con il luppolo (che al naso è comunque fresco e floreale) ma in bocca comporta ovviamente un certo grado di amaro.

Meantime Pale Ale: L’altra bottiglia che ho trovato per proseguire l’esplorazione dello stile è stata questa Pale Ale della Meantime Brewery, produttore di cui tempo fa dichiaravo di voler assaggiare la India Pale Ale. Tratti in comune con la Summer Lightning? Beverina, luppolata e un finale non “strappalingua”. Differenze ? Mi pare proprio che questa interpretazione, forse affatto “english” faccia ricorso a luppoli americani per ne note agrumate al naso (cascade?), e un color arancio chiaro rivela una componente maltata un po’ più intensa. Ah, e la schiuma è più scarsa rispetto alla cugina di Hopback. Boh, sul sito non compare manco più, forse dovrei assaggiare la loro “London Pale Ale” ?

Ma che linguaggio pseudo-tecnico che ho usato a sto giro. Scusate, non volevo :P

Le avete assaggiate anche voi? Avete altre etichette da suggerirmi ? Ditemelo!

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13 Comments »

  • Rossella said:

    Pale Ale pure credo che mi manchino, però rimango innamorata delle IPA, è il segno dei mesi in Canada. La Triplipa mi emoziona per i ricordi che richiama alla mente

  • Beppesan said:

    La summer lighting dovrebbe essere una delle Real Ale distribuite anche qui in Italia (generalmente sono a rotazione, servite a pompa). Non sono mai riuscito a berla “a posto”…

    Meantime è un valido birrificio inglese, se non ricordo male ci lavora (o forse ci lavorava) anche un mastro italiano.

    Hai provato qualcosa della Ridgeway? Recentemente mi è piaciuta molto la IPA della Thornebridge (non ricordo il nome..); poi ci sono le americane… ma sono sicuramente più estreme. Oppure qualche italiana (quelle di Birra del Borgo e Birrificio del Ducato sono fra quelle che preferisco)

  • 13th said:

    Ti consiglio questo: http://www.amazon.co.uk/Pale-Ale-History-Brewing-Techniques/dp/0937381691/ref=sr_1_1?ie=UTF8&s=books&qid=1271070886&sr=8-1

    E’ un libro sullo stile Pale Ale, non e’ recentissimo ma e’ molto ben fatto.

  • Luca (author) said:

    @Rossella: In effetti la denominazione è un po’ contorta, forse dovrei chiamarle semplicemente bitter ma anche quella sarebbe una scelta troppo vaga. Sulle IPA non ci sono dubbi di sorta, ma dato che sono gli stessi produttori a definirli così…
    Triplipa di chi è?

    @Beppesan si, io le ho proprio comperate in Italia. La stessa enoteca dove ho trovato queste due ha anche Ridgeway. La consigli quindi? Al prossimo giro la recupero.
    Penso che la IPA di Thornbridge sia la Jaipur. Tutti ne parlano, tutti la vogliono. Anche io :P

    @13th: Grazie del consiglio, al prossimi giro di libri ci infilo anche questo. Soprattutto perchè pare ci siano anche delle ricette ;)

  • Unabirraalgiorno said:

    La Summer Lightning l’ho provata poco tempo fa, davvero buona e come dici tu estremamente beverina. Ne parliamo brevemente qui: http://unabirralgiorno.blogspot.com/2010/03/hop-back-summer-lightning.html
    Pale ale, Blonde ale, Summer Ale.. tutte queste categorie sembrano complicare invece che semplificare. :)

    La Meantime Brewery se ricordo bene ha sede a Londra/Geenwich, è uno dei pochi microbirrifici della zona e uno dei più “cool” nella scena UK attuale. Ho assaggiato la loro Pale Ale l’anno scorso a Londra, purtoppo non la ricordo benissimo ed ho perso le note “gustative”. Da riprovare.
    ciao

  • Rossella said:

    Triplipa è Opperbacco. Se ti piace la Tripel e l’IPA il gioco è fatto.

    Di loro ho assaggiato 4punto7 all’Italian Beer Festival, ahimè non avevano 10elode. Mi hanno spiegato che L’Una è nata per soddisfare i gusti delle donne in fatto di birra e sebbene sia stata studiata con una sommelier il fatto che fosse fatta apposta per le donne, mi ha fatto desistere da un assaggio. Siamo complicate noi donne :) !

    Però la Triplipa l’ho assaggiata più volte ed è tra le mie preferite.

  • Luca (author) said:

    @unabirraalgiorno: Si infatti sono molto curioso di assaggiare anche le altre… spero di farlo a breve :)

    @RossellaAllora devo segnarmi Opperbacco e sperare di incontrare qualche loro bottiglia per assaggiarle. Grazie dei suggerimenti! :)

  • Andrea Turco said:

    Nel laboratorio sulle AiPiEi :) organizzato durante l’IBF abbiamo proposto come “antenata” delle IPA la Ivanhoe di Ridgeway, prodotta secondo una ricetta tradizionale. Se riesci a trovarla provala, è molto buona.
    Invece riguardo alla Summer Lighting, preferisco considerarla una Golden Ale. Secondo me a pompa quando è a posto (cosa che non succede sempre) è la migliore Golden Ale in assoluto. A Roma purtroppo non si trova più (aspetto smentite)

  • Luca (author) said:

    Segnata, grazie della precisazione :)

  • Beppesan said:

    @Luca: si ti consiglio vivamente tutta la gamma della Ridgeway… è uno dei miei produttori preferiti :) C’è la IPA, la Blue, la Bad-Elf… ma in generale son tutte di buon livello.
    Della thornbridge ho assaggiato la KIPLING. Sul loro sito è definita “South Pacific Pale Ale”… a quanto pare va di moda mettere il nome di una regione, di un continente, di un quartiere davanti a “pale ale”… la mia prossima cotta la chiamerò “OPA: Olona Pale Ale” :)

  • Mattia Davolio said:

    Nuovo utente, vecchio post. Ma amo gli stili birrari inglesi più di ogni altro fermentato d’orzo. Sottoscrivo con ritardo i consigli che ti hanno dato: Ridgeway è un ottimo produttore. Aggiungo alla lista la Pale Ale di Orkney Brewery e la Stormstay di O’ Hanlon Brewery (anche se è una Amber). Purtroppo il panorama delle Real Ale in Italia non è così vasto, ci sarebbero centinaia di birrifici validi di cui dovremmo importare i prodotti!

    Concludo con un po’ di retorica: ottimo blog (ndr: secondo me è molto di più, direi proprio una community), continuerò a seguirlo con assiduità.

    God save the beer!

  • Luca (author) said:

    Ciao Mattia!
    Grazie delle segnalazioni, non si finisce mai di asaggiare cose nuove e avere qualche riferimento fa sempre comodo ;)
    Ti ringrazio anche per i complimenti al blog…. anche se non li meriterei dato che sto scrivendo davvero pochissimo! :(
    Facciamo così: li rigiro a tutti i “vecchi” di queste pagine che leggono e commentano sin dagli albori. Senza le discussioni questo bloggettino servirebbe davvero a pooco ;)
    Cheers!

  • Mattia Davolio said:

    Come dicevo, ho avuto subito l’impressione che questa fosse una vera e propria comunità. Ed è quello che cercavo: una piattaforma non solo informativa sul mondo della birra, piuttosto un “luogo” d’incontro dove scambiarsi opinioni e pareri. Questo è il motivo che mi ha spinto a scrivere e non solo a leggere queste pagine.

    Alla prossima, dunque.

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