Assaggiando il Birrificio La Buttiga
Lo ammetto, ho aspettato più del necessario, chiedo scusa. Qualcuno l’ha sentito nominare, alcuni hanno visto alcune delle birre.. ma è un produttore poco conosciuto. E quindi eccomi qui a parlarvi di un birrificio particolare. Eggià perchè si tratta del birrificio artigianale La Buttiga di Piacenza, che ha aperto nel 2008. Perchè particolare? Perchè Matteo e Isabella dopo anni di homebrewing hanno aperto l’attività molto vicino a casa mia e di conseguenza le loro birre sono state tra le prime artigianali italiane che io abbia bevuto e apprezzato, e sicuramente hanno alimentato la mia passione per la birra artigianale insieme alle preziose chiacchierate con chi le fa. Le loro birre sono tutte ad alta fermentazione e rifermentate in bottiglia. Come sempre fate cliccheteclic sui quadratini per ingrandire le foto
Eccole qui:
Polka
La prima è la “chiara” della gamma, definizione pericolosamente semplicistica. Sarebbe più corretto chiamarla Golden Ale da 5,5%ABV, realizzata con un lievito pensato per la bassa fermentazione ma fatto lavorare ad alte temperature. Si presenta di un colore dorato e una invitante schiuma pannosa, con un profumo fresco e stuzzicante di luppolo Saaz e un sapore dolce e mielato dei malti. Corposa, bilanciata e leggermente piccante di lievito è “una chiara” affatto banale che personalmente apprezzo molto come aperitivo.
Borgata
La “rossa” è in realtà ispirata alle ale inglesi (chiamiamola “Strong Bitter”, con 5,8%ABV) ma con una componente maltata un po’ anomala per i canoni britannici. Invece di un corpo leggero, secco e una bella badilata di luppolo la Borgata è sicuramente più rotonda, con un “dorso” caramellato di malto più presente e capace di bilanciare l’East Kent Golding. Distante da certe luppolature molto accentuate, consigliata a chi non ama fare una lotta “all’ultima IBU” e a cui piacciono birre piene da mandar giù a pinte.
Sophia
Sempre proseguendo con queste fantastiche definizioni (
), la “scura” della famiglia si avvicina al concetto di Sweet Stout, pur non ricorrendo agli ingredienti classici dello stile (niente lattosio quindi). Sotto la schiuma beige c’è il torrefatto di caffè al naso e conferma l’andazzo anche in bocca, aggiungendo un finale cioccolatoso dato dal malto Chocolate. Nessuna improvvisazione artistica quindi, ma tanta beverinità e 5%ABV.
Kolja
In controtendenza a chi oggi sceglie di abbracciare lo stille delle AiPiEi per la “doppio malto” della lista, il birraio Matteo ha preferito non seguire “la via del luppolo” e rievocare uno stile non molto in voga e poco conosciuto, ossia le Scottish Ales. Di un color marrone intenso e con una schiuma compatta e persistente la Kolja mette subito sotto il naso note dei malti tostati e delle spezie, per poi dimostrarsi dolce e dai toni caldi in bocca. Tanto malto ( ma non stucchevole ) e un finale leggermente pungente, probabilmente dato dal pepe rosa presente in ricetta. Insieme a della carne rossa o anche da sola dopo cena, è sicuramente abbastanza “adulta” da guadagnarsi il posto di sorella maggiore.
Truffa
E qui direte: “Ah! Ecco la birra da circo!” E invece no. Oltre ad essere stata adottata da qualche negoziante illuminato la Truffa, una birra al tartufo, si è fatta già apprezzare anche in preparazioni gastronomiche di un certo livello. Si tratta sostanzialmente di una strong ale aromatizzata con il prezioso tubero, che quindi chiaramente può non piacere a chi non ama questo prodotto tipico. Dopo un iniziale “assalto” alle narici, sotto alla schiuma pannosa e persistente si nasconde un gusto dominato dai malti, leggermente tostato, e poi liquerizia, prima di un finale terroso ed erbaceo. Per dovere di cronaca, quella attuale è la seconda versione prodotta, che prevede una maggior quantità di tartufo utilizzato. Seppur la prima versione forse non veniva compresa da chi si aspettava il classico aroma “del risotto”, prevedeva la stessa miscela dei malti ( che ritengo sarebbero sufficienti a farne una buona strong ale anche senza la “strana aromatizzazione” ).
Bon Nadal
Come tanti birrifici nostrani e non, anche la Buttiga ha una birra stagionale prodotta per il periodo invernale/natalizio. Il nome significa semplicemente “Buon Natale” nel dialetto locale e la ricetta cambia di anno in anno quindi è impossibile darne una defizione precisa. Delle doti “in edizione 2009″ ho già parlato durante le feste accompagnando un altrettanto ottimo panettone. Mi limiterò a dire che anche insieme ad un paio di ciambelline secche e un cucchiaio di marmellata d’arance è stata un piacevolissimo spuntino serale
Conclusioni
Al momento in Italia i birrifici sono tanti, tantissimi. Nessuno sa con sicurezza cosa succederà nel giro di una manciata di anni: se scompariranno tutti, se saranno ancora tutti qui o se il mercato eleggerà poche decine di protagonisti. Io so solo che per costanza nella produzione e assenza di bottiglie “andate” per un qualsiasi motivo, in questi due anni sono stato contento che questo birrificio fosse proprio vicino a casa mia. E poi sicuramente la loro gamma è una validissima alternativa per quegli appassionati che non aderissicono alla tendenza di “stupire” con il luppolo ma apprezzano anche lo studio dei malti.
Senza contare ovviamente la preziosa conoscenza di Matteo che con insegnamenti, consigli e tanta pazienza ha sicuramente contribuito allo sviluppo di questa mia passione. Ma questa è una questione personale…
PS: L’avevo detto che io ero di parte, non trolleggiate per piacere



La Truffa la assaggiai a Rimini due anni fa e mi piacque soprattutto per il fatto che il tartufo si sentisse appena, specialmente nel finale leggermente terroso. Oggi è cambiata parecchio rispetto alla prima versione?
Beh fondamentalmente è rimasta la stessa, ma so che in tanti gli dicevano che il tartufo non si sentiva. O meglio, non riuscivano a riconoscerlo una volta utilizzato nella birra ( immagino che succeda una cosa simile con le castagne ).
Quindi ora ha aumentato la “dose” e sicuramente è ben riconoscibile già al naso.
Mi pare sia l’unica variazione fatta alla birra
Speriamo non sia aumentato troppo…
[...] da lui è partita questa proposta immediatamente accettata. Del suo microbirrificio artigianale ho già parlato anche qui sul blog : sono ormai due anni che lo conosco e bevo le sue birre, ogni tanto lo vado a [...]
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