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Letture Birrarie: Due Novità d’Oltremanica

23 agosto 2010 11 Commenti

Trovo finalmente il tempo di parlare di un paio di libri sulla birra e lo faccio parlando di due recenti produzioni inglesi. Il primo libro è “500 beers” di Zak Avery e il secondo “World’s best beers” di Ben McFarland. Sono state due lettura davvero piacevoli e interessanti, perché secondo me rappresentano in qualche modo una ventata d’aria fresca nel panorama della letteratura birraria divulgativa attualmente disponibile nelle librerie.

Perché? È presto detto: sono due autori giovani, hanno un approccio molto attuale ai vari stili ( e conoscono bene anche le varie recenti deviazioni “imperial”,”wood aged”,”dry hopping” vari ).. ed essendo comunque i lbri strutturati come lunghe liste di birre da tutto il mondo, fa piacere avere un riferimento aggiornato che comprenda quei produttori e quelle etichette che sono protagonisti oggi della attuale scena birraria. Il tutto condito con bellissime fotografie, che fa sempre piacere guardare tra una pagina e l’atra :)

Insomma, nessuno mette in dubbio il contributo dei grandi esperti di settore ( MJ rimarrà probabilmente inamovibile nella sua posizione di pioniere) però è anche vero che spesso si continua a citare e parlare di libri scritti magari 20 anni fa, e non è detto che tutte le considerazioni fatte allora siano ancora valide. E poi appunto, una lista di birre deve per forza essere attuale, altrimenti non ha molto senso :P

Ok, ora che vi ho illustrato i punti di contatto vi scrivo anche due righe sulle differenze principali:

500 beers

Zak non ha certo bisogno delle mie presentazioni in quanto esperto giornalista e giudice birrario, oltre che navigato commerciante. Forse avrete già letto o visto qualcosa sul suo blog o in uno dei suoi sempre interessanti video.

Il punto forte del suo libro secondo me è la capacità di essere molto diretto e facile, aspetto preziosissimo per i neofiti. Dà spazio a stili birrari che in passato si intrufolavano in altri ( weissbock, non-lambic fruit beers, “lager oddities”, “american esoterica” :P ) con un atteggiamento sempre tranquillo ed onesto sulla descrizione “del buono e del cattivo”. Sembra di parlare a quattr’occhi con un normale appassionato al bancone di un pub insomma, per esempio quando cita la “discussa e non ortodossa” pratica dello smercio di bottiglie provenienti di Westvleteren, attività che ammette di aver praticato in prima persona. Altra bella trovata è quella di indicare visivamente colore e corpo di ogni birra, oltre che prendere per ogni stile una birra iconica e suggerire un abbinamento culinario.

Una particolarità: mi sembra che un velato patriottismo faccia un po’ da filtro nella visione complessiva e a parte alcuni stili molto particolari, spesso le produzioni britanniche affollano buona parte delle varie sotto-liste (poco male, può essere l’occasione di conoscere qualche nuovo birrificio inglese).

Comunque sia: consigliatissimo, magari regalato ad un amico che si sta avvicinando a questo mondo ;)

World’s Best Beers (1000 Unmissable Brews from Portland to Prague )

Non conoscevo il nome di Ben McFarland nel mondo birrario, ma sono felice di aver comprato questo libro. Oltre alle caratteristiche base che ho scritto prima, questo grande tomo ha davvero una serie di assi nella manica. Prima di tutto, la cosa più evidente è la ricchezza di fotografie in formato maxi e l’eleganza dell’impaginazione. Scusate se è poco, ma secondo me è davvero un gran bel pezzo di “beer porn”, se mi concedete il termine.

E poi ecco, la prima cosa che ti fa capire di essere davanti ad una pubblicazione moderna: quando comincia ad addentrarsi sull’aspetto tecnico della bevanda, dopo UNA pagina dedicata alla storia, comincia subito con gli ingredienti dedicando QUATTRO pagine al luppolo, finalmente offrendo una lista delle principali varietà con tanto di aspetti organolettici principali. Certo, niente che un bere geek non possa trovare smanettando un po’ in internet, ma trovo giusto che si cominci ad inserire questi contenuti anche nelle risorse cartacee. Altre pagine interessanti prima del mega listone sono quelle delle principali città birrarie del mondo, e quella delle bottiglie esteticamente più particolari in commercio.

Invece di essere diviso per stili, questo libro tiene separate le nazioni di provenienza, e per ogni zona geografica qualche birrificio conquista un paio di pagine biografiche dedicate.

Ciliegina sulla torta: più di venti pagine riservate all’abbinamento birra e cibo, prima con qualche nozione generale e poi con sezioni mirate su pesce, carni rosse, carni bianche, formaggi, dolci e frutta, cibo piccante e “snack”.

Contributi degni di nota a queste pagine sono quelle di Garrett Oliver e del ristorante El Bulli.

Quindi: se non avete già il celeberrimo “Ultimate Beer” di Micheal Jackson, questo potrebbe benissimo diventare il vostro “librone unico di riferimento” sul mondo della birra. ( O anche se lo avete già :P )

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11 Comments »

  • birra zen. said:

    Mr. Zak si è giocato il mio possibile acquisto da quando ho letto che ha paragonato la Zona Cesarini del toccalmatto alla cocaina http://bit.ly/b9pSmG e non ha ribattuto nulla ad un commento contro la birra italiana. Non faccio altri commenti.

  • Luca (author) said:

    Ho letto quell’articolo e i relativi commenti, non mi sono ancora pronunciato perchè avevo intenzione di dedicare un post all’argomento.

    Secondo me le parole usate sono state forti, ma forse anche male interpretate. Credo che non volesse essere un attacco alla Zona o alla birra artigianale italiana nella sua totalità.
    Credo che il paragone ( azzardato, certo ) sia nato dal concetto di qualcosa che devi auto-convincerti che ti piaccia, ma di cui non riusciresti a godere di primo acchito.

    Insomma birra complessa, che ti stimola a cercare ogni minimo saporino. Per questo interessante, ma che non riesce a conquistare alle prime sorsate ed essere una delle bottiglie che dici “ah, ora mi bevo una bella pinta di quella birra”. E se non facessi attenzione ad ogni sottigliezza che le tue papille sono in grado di cogliere, non la definiresti “buona”.

    Non vorrei essere io quello ad ever travisato le sue parole, ma mi sembrava di averla capita così…

  • birra zen. said:

    Su quello che – forse – intendesse dire siamo perfettamente d’accordo, l’ha poi ribadito più volte rispondendo ai vari commenti, arrampicandosi sugli specchi. Quello che è allucinante (per rimanere in tema di droghe psicotrope…) è che in un contesto divulgativo ci si esprima in quel modo. Si hanno anche delle responsabilità nei confronti della nostra amata compagna di bevute! Certo che lo si può difendere dicendo “ma in realtà quello che voleva dire è che…” ma quell’incipit delirante rimane e ha inzozzato il nome di una birra italiana.
    Ho speso un po’ di tempo su questo argomento perché ritengo che, anche come blogger, abbiamo un ruolo nell’avvicinare i curiosi al mondo delle birre. Autocompiacersi nello scrivere malati confronti pindarici azzardati non aiuta.

  • Luca (author) said:

    Capsico, in effetti ad una lettura veloce il messaggio reale non emerge :\

  • 13th said:

    Secondo me invece il punto forte di Zak e’ proprio questo modo di porsi un po’ alla “Nick Hornby”, usando molte metafore, a volte esilaranti altre piuttosto oscure. Non tutti i divulgatori devono essere rigidi e “composti” ed e’ anche questo che mi piace dell’ambiente birrario!
    Sulla Zona Cesarini non mi esprimo, ma la sensazione che Zak descrive nell’articolo ce l’ho ben presente!

  • 13th said:

    Tra l’altro non ha nulla contro la birra italiana. Basta leggere qui: http://thebeerboy.blogspot.com/2010/07/birra-del-borgo-coming-for-your-taste.html

  • Tweets that mention Letture Birrarie: Due Novità d’Oltremanica | Birrophilia -- Topsy.com said:

    [...] This post was mentioned on Twitter by Birra Artigianale, Luca. Luca said: Letture Birrarie: Due Novità d'Oltremanica http://bit.ly/aNCJ12 . Buon lunedì a tutti, si ricomincia! :) [...]

  • birra zen. said:

    Guadagna un punto in più di stima grazie a quel “transparency statement”, certo però che poteva forse scrivere qualcosa in più e scattare delle foto migliori visto che gli hanno pagato vitto e alloggio a Roma! :-D Non vorrei infierire ma avete letto l’articolo di P. Mazzola su Birra del Borgo http://bit.ly/cYE8eP ? A voi il confronto…
    E’ curioso che gli faccia particolarmente strano il fatto che un microbirrificio inizi in un paesino in campagna: in Inghilterra stanno tutti nei grossi centri? L’avrà mai fatto un salto a Piozzo?

  • Antonio | aiZerCast said:

    Ciao Luca,
    letture interessanti le tue, complimenti. Giusto per andare contro la tua voglia di giovani e nuovi approcci, a me ha parecchio incuriosito il libro consigliato da Max Faraggi sull’ultimo numero della rivista MoBI, ovvero “Radical Brewing” di Randy Mosher (messo nella mia lista dei desideri su aNobii ed ordinato su Amazon).

    Se non ho inteso male, questo libro dovrebbe ricercare le radici birrari, ingredienti, tecniche e stili dimenticati.

    Ciao e a presto!

  • Luca (author) said:

    Ciao Antonio,
    Di Mosher per ora ho letto solo Tasting Beer, che ho trovato molto bello e utile. Però in giro ho letto molto anche di Radical Brewing e in effetti pensavo di cercarlo.

    Quando ti arriva e lo leggi, facci sapere cosa ne pensi! :)

  • 13th said:

    Radical Brewing e’ il libro piu’ interessante, coinvolgente e divertente che abbia mai letto sulla birra. Consigliatissimo!!!

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