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Alla faccia delle American Lager

30 agosto 2010 4 Commenti

Flashback

Non è un mistero che la culla del rinnovato interesse verso le birre artigianali siano stati gli Stati Uniti, o almeno così vengono considerati. Una trentina di anni fa qualche produttore prese a produrre birra “buona” senza sacrificare il gusto in favore del costo finale e così i primi appassionati poterono riscoprire il piacere di bere dei prodotti originali e gustosi, soprattutto se confrontati con l’offerta delle grandi industrie. Più questi prodotti si diffusero, più interesse suscitarono e così si mise in moto un volano di curiosità mista a scoperta di nuovi stili birrari e… voilà, il “craft beer movement” (mi si perdoni la brevità della narrazione :P ). Tra queste prime birre, che hanno colpito tanto i consumatori americani, ci sono state sicuramente quelle di produttori come Anchor Steam, Samuel Adams, Brooklyn Brewery oltre a tanti altri. Inoltre, dato che la grande maggioranza di birra bevuta a livello globale fa parte della famiglia delle lager ( oggi come allora ), furono proprio le interpretazioni artigianali di stili come pilsner, marzen e così via che fecero aprire gli occhi agli amanti della nostra cara bevanda, potendo fare un raffronto diretto con quello che erano abituati a bere.

Mi sono permesso questa breve introduzione pseudo storica per far capire il perché di questi assaggi. Se è vero che noi appassionati post-duemila possiamo bere cose interessantissime da tutto il mondo è anche grazie all’esplosione di interesse nata dall’America. E se è vero che questi furono tra i principali prodotti responsabili del successo.. allora bisognava assaggiarli e capire perché ! ;)

Sono riuscito a recuperare  la Brooklyn Lager, una delle principali birre “bandiera” della Brookly Brwery di Garrett Oliver e la Samuel Adams Boston Lager della Boston Beer Company, birra che pare aver convertito parecchi bevitori di Pabst, Coors, Miller, Bud e compagnia bella.

Cosa hanno di tanto speciale ?

Partiamo delle analogie.

Sicuramente non sono birre ultracomplesse e dai millemila ingredienti, questo no. Sono birre da bere, piuttosto che da analizzare al microscopio. Sono birre relativamente leggere e parlando di stili, entrambe possono essere considerate delle Vienna. Sono ambrate e con una schiuma bianca persistente. Profumano di luppolo… e profumano anche di malto. Si sente bene sia l’aroma che l’amaro, del luppolo. E si sentono bene sia il dolce che i toni caramellati del malto.

Vi sembra che sia una descrizione banale, semplicistica?

Forse. Ma provate a catapultarvi a quando anche voi vi sparavate un paio di Heineken (et similia) medie il venerdì sera e poi ripensate a quella descrizione. Deve essere stata una rivelazione, ecco cosa.

Noi qui, intenti a vuotare una Chimay dopo una Stille Nacht, una XXBitter dopo una Bitter & Twisted in un certo senso abbiamo cominciato la nostra esplorazione “con la pappa pronta”, drenando direttamente i prodotti che andavano forte nei paesi che da sempre hanno avuto una forte tradizione birraria. Almeno in Italia, credo che l’influenza maggiore sia stata quella Belga per colpire e conquistare il bevitore medio. Ci siamo abituati da subito a profumi intensi e grande ricchezza gustativa. Non ci siamo accorti che dall’altra parte dell’oceano probabilmente sono andati per gradi, e quando sei circondato dalla quasi piattezza assoluta, una sana manciata di luppolo fresco fa tutta la differenza del mondo.

Non mi fraintendete, non voglio sminuire queste due birre, anzi. La Boston Lager mi è sembrata tra le due quella un po’ più varia sul versante dei luppoli aggiungendo qualche sentore inglese ai prevedibili (per noi nuovi arrivati) “C hops” americani floreali e agrumati presenti in entrambe. Mentre la Brooklyn era un filo più erbacea e citrica di luppolo fresco (dry hopping) e il malto si faceva sentire bene sempre al naso, nonostante alla fine fosse quella con l’amaro un po’ deciso.

La Boston vede la nota leggermente tostata della collega e rilancia con toni caramellati più evidenti sebbena fosse quella un po’ più carbonata e secca alla fine di ogni sorso.

Due birre saporite, beverine e che mettono subito tutto sotto il naso. Si capisce in un attimo che se usi gli ingredienti giusti nelle quantità giuste, i sapori li senti eccome.

Giusto o sbagliato? Non lo so, ma mi ci vedo molto bene a fare l’aperitivo con una di queste due intanto che preparo il barbecue :P

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4 Comments »

  • INDASTRIA said:

    due ottime birre altroché

    La brooklyn dovrebbe essere una vienna, da qui i sapori più scuri e tostati

  • Tweets that mention Alla faccia delle American Lager | Birrophilia -- Topsy.com said:

    [...] This post was mentioned on Twitter by Birra Artigianale, Luca. Luca said: Alla faccia delle American Lager http://bit.ly/dwk2Vf Per la serie "allra avevano ragione"… [...]

  • Luca (author) said:

    Si, io non do mai tantissima importanza alle definizioni stilistiche, comunque entrambe sono ufficialmente segnalate come Vienna. Che poi appunto, bastano quei luppoli per spostarle subito dallo stile :P
    Però sòbbone! :)

  • INDASTRIA said:

    Su RB la samuel la porta come premium lager.

    Cmq al di là di questo, posso dire che recentemente mi è capitato di bere “lageroni” tedeschi di qualità, e lì il luppolo si sentiva eccome. il problema è che siamo abituati ad associare a certi stili “semplici” dei sapori davvero piatti.

    Però è anche vero che birre come la tipopils invece son fin troppo “ricche”

    Queste due birre secondo me rappresentano la via di mezzo ideale.

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